Cosa s’intende per scapole alate? Quali sono le cause e i fattori predisponenti? È possibile correggerle e quali sono i migliori esercizi di ginnastica correttiva per eseguire un trattamento correttivo efficace?

In questo breve articolo risponderemo alle domande più frequenti in merito all’argomento scapole alate.

Inoltre, in fondo all’articolo, trovi tutti gli esercizi e una comoda scheda/programma di ginnastica correttiva da eseguire periodicamente 2-3 volte alla settimana per tutto il tempo necessario.

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Cosa sono le “scapole alate”?

scapole alate

Con il termine scapole alatewinged scapula si indica un paramorfismo cioè un difetto posturale reversibile. Le scapole alate sono uno degli atteggiamenti scorretti più diffusi nei bambini e negli adolescenti che presentano le spalle in una posizione anteriorizzata rispetto alla condizione normale.

Questo difetto viene spesso sottovalutato perché considerato un vizio posturale di lieve entità in grado di regredire spontaneamente con la crescita. In realtà, se a volte può anche ridursi, nella maggior parte dei casi, quando non si interviene immediatamente e in maniera appropriata, esso tende, invece, a restare invariato se non a peggiorare con il passare del tempo.

Ragion per cui, nei prossimi paragrafi, vedremo quali sono gli esercizi più efficaci per prevenire e correggere le scapole alate nel più breve tempo possibile.

Differenza scapole alate addotte e abdotte

Le scapole alate sono caratterizzate da un assetto anomalo delle scapole dovuto all’allontanamento del margine mediale di una o entrambe le scapole dalla linea mediana che coincide con la colonna vertebrale e dalla extra rotazione dell’angolo inferiore scapolare. Si associano generalmente a paramorfismi come dorso curvo (ipercifosi), portamento rilassato e rigidità delle spalle (limitazione scapolo-omerale).

A seconda delle caratteristiche distintive si dividono in scapole alate addotte e scapole alate abdotte.

Nel primo caso le scapole si presentano ruotate leggermente verso l’interno a livello del loro angolo inferiore e tendono a scollarsi dalle coste. Il fenomeno è imputabile ad un deficit dei muscoli grandi dentati. Per constatare il deficit dei grandi dentati si spinge con le mani a muro e si nota che  le scapole si scollano e ruotano internamente con il loro bordo inferiore.

Nel secondo caso le scapole si presentano anteposte, cioè proiettate in avanti, sollevate e scollate. Quasi sempre si associano ad ipercifosi (accentuazione della cifosi dorsale) e sono causate da una retrazione sopratutto dei muscoli pettorali.

Quali sono le cause e i fattori predisponenti delle scapole alate?

Oltre alle cause predisponenti come l’ereditarietà recitano un ruolo determinante alla sua comparsa la sedentarietà e l’atteggiamento posturale scorretto abituale che a lungo andare crea delle turbe sulla statica corporea. Infatti nei soggetti più attivi e in coloro che praticano regolarmente attività sportiva l’incidenza di tale paramorfismo è nettamente minore.

Nelle scapole alate si rivela uno squilibrio tra i muscoli fissatori della scapola (trapezio medio, grande dentato e i romboidei) il cui stato ipotonico-ipotrofico diminuisce l’azione di fissazione della scapola al torace e i muscoli antagonisti (pettorali e motori del braccio).

Il mancato sinergismo tra questi muscoli si traduce in uno scollamento delle scapole che si allontanano dalla colonna vertebrale. L’aspetto visivo più evidente di tutto ciò sono le conseguenti fossette che si creano i prossimità dell’angolo inferiore scapolare e che fanno assumere alle scapole il caratteristico aspetto a due ali.

Quali sono i sintomi delle scapole alate?

Spesso non c’è una vera e propria sintomatologia riconducibile alle scapole alate tale da far pensare di rivolgersi al medico. Il più delle volte il sintomo che spinge il paziente a richiedere un consulto medico è, soprattutto nei giovani, il motivo estetico.

Altre volte sono i genitori a richiederlo perché preoccupati. Tuttavia, anche se in alcuni pazienti il paramorfismo risulta essere asintomatico, in altri soggetti si può manifestare con:

  • dolore e debolezza muscolare;
  • deformità estetica (su una scapola o su entrambe);
  • difficoltà nel compiere movimenti;
  • instabilità della scapola e della spalla.

Come vengono diagnosticate le scapole alate?

Se il medico specialista, ispezionando la schiena del paziente, riscontra che la scapola è sollevata rispetto al piano toracico può porre diagnosi di scapola alata. Una diagnosi completa, però, deve identificare anche qual é la causa.

A questo scopo, il medico potrà richiedere ulteriori esami strumentali quali: l’elettromiografia (EMG) e la neurografia (NG), indispensabili per riconoscere eventuali problematiche associate a carico dei nervi.

Come correggere le scapole alate?

Esistono degli esercizi in grado di “correggere” le scapole alate? Nella stragrande maggioranza dei casi la risposta è si! Ben sapendo che le percentuali di successo aumentano quanto più precocemente viene fatta la diagnosi e quanto più rapidamente viene instaurato un corretto trattamento chinesioterapico.

Il trattamento correttivo avrà l’obiettivo di correggere le scapole alate e migliorare la postura. Pertanto sarà rivolto in un primo momento, a migliorare l’escursione dell’articolazione scapolo-omerale (spalla e braccio), che spesso risulta scarsamente mobile. In seguito si provvederà al ripristino dell’equilibrio muscolare, rinforzando i muscoli fissatori delle scapole con appositi esercizi di ginnastica correttiva. Ad ogni modo sono da evitare, per quanto possibile, posture scorrette e movimenti che allontanano il margine mediale della scapola dalla colonna vertebrale:

  • Movimenti di adduzione anteriore e posteriore delle spalle.
  • Movimenti di intrarotazione degli arti superiori.

Di contro saranno utili tutti quei movimenti atti a favorire il normale aderire della scapola alla parete toracica quali esercizi di mobilizzazioni del dorso e delle spalle con spinte e circonduzioni.

Esercizi di ginnastica correttiva per il trattamento delle scapole alate

N.B. Gli esercizi di ginnastica correttiva che vi proponiamo vanno eseguiti in maniera lenta e controllata. Il numero di petizioni per esercizio è di 10-15; le pause, da intervallare fra una serie e l’altra, prevedono una durata di 60″-90″.

Dopo aver eseguito tutti gli esercizi nell’ordine prescritto ripeterli per altre 2-3 volte. Per una buona riuscita degli esercizi è sempre consigliabile farsi assistere da un professionista qualificato in ginnastica correttiva e/o posturale che possa correggere eventuali errori.

Esercizio 1

Posizione di partenza: seduto a terra o su una panca “petto in fuori”, braccia estese lateralmente e palmi rivolti verso l’alto.

Esecuzione: eseguire brevi circonduzioni in senso orario.

Esercizio 2

Posizione di partenza: seduto a terra, gambe incrociate, mani sulle ginocchia, busto eretto.

Esecuzione: portare le mani alla nuca, indi spingere i gomiti dietro, inspirando, bloccare la posizione per alcuni secondi, ritorno espirando.

Consigli: il movimento va eseguito prima liberamente, in un secondo momento contro resistenza che può essere effettuata dalle mani del fisioterapista.

Esercizio 3

Posizione di partenza: seduto a terra, gambe incrociate e braccia estese verso l’alto.

Esecuzione: flettere le braccia a candeliere, inspirando, ritorno espirando, i gomiti devono essere in linea con le spalle.

Consigli: forzare leggermente i gomiti oltre il piano dorsale affinché le spalle siano ben addotte e si abbia il pieno coinvolgimento dei muscoli fissatori delle scapole.

Esercizio 4

Posizione di partenza: prono, cuscinetto sotto l’addome, ceppo sotto la fronte, braccia fuori basso, mani a terra.

Esecuzione: sollevare le braccia dal suolo estraruotandole (“ruotare i pollici verso fuori”), abdurre le spalle. Mantenere la posizione per circa 6 secondi.

Esercizio 5

Posizione di partenza: seduto a terra, gambe incrociate, dorso alla spalliera, braccia fuori in alto. Impugnare due elastici fissati alla parte alta della spalliera o ad un supporto amovibile.

Esecuzione: mantenendo il busto eretto, il mento e l’addome retratti, tirare le molle, dall’alto verso il basso, fino alla posizione a candeliere.

Esercizio 6

Posizione di partenza: seduto, gambe incrociate, bastone basso, presa larga.

Esecuzione: mantenendo il busto in estensione, portare il bastone in alto con braccia a candeliere, esercitare una pressione con le mani verso l’interno attivando i muscoli fissatori delle scapole.

Esercizio 7

Posizione di partenza: seduto a terra o sulla panca, braccia flesse, gomiti in basso, mani all’altezza delle spalle, impugnare un elastico preferibilmente con le maniglie (l’elastico passa dietro la schiena).

Esecuzione: distendere le braccia in fuori e mantenere la posizione per alcuni secondi, quindi tornare lentamente alla posizione di partenza.

 

Bibliografia:

Tribastone F., Tribastone P., Compendio di educazione motoria preventiva e compensativa, Società Stampa Sportiva, pubblicazione 2001.

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