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E adesso cosa succede? Scopriamo le novità più significative introdotte con il Decreto Dignità per chi lavora nel mondo dello sport.

Niente più SSDL e contratti di collaborazione coordinata e continuativa per sportivi promossi dal precedente governo, meno adempimenti burocratici per le associazioni sportive, resta il tetto dei 10.000 euro ma resta anche la totale assenza di garanzie per chi ha un contratto di prestazione sportiva dilettantistica.

Articolo 13 del Decreto Dignità: società sportive dilettantistiche e contratti di lavoro, cosa cambia?

Nel Decreto Dignità, pubblicato nella G.U. n. 161 del 13/07/2018, all’articolo 13, vengono abrogati i commi con i quali nella Legge di Bilancio 2018 erano state istituite e regolamentate le Società Sportive Dilettantistiche Lucrative SSDL e i commi con i quali erano stati qualificati come collaborazioni coordinate e continuative per “sportivi” le prestazioni sportive dilettantistiche, disciplinati dagli articoli 67 e 69 del TUIR.

Rimane, invece, in vigore la previsione di cui al comma 367 secondo cui i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui all’art. 67, c. 1, lett. m) Tuir non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a 10.000 euro.

questo link è possibile visionare l’intero provvedimento. Abbiamo riportato di seguito l’art. 13 – Società sportive dilettantistiche, che è quello che ci interessa più da vicino:

1. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, i commi 353, 354, 355, 358, 359 e 360, sono abrogati. In deroga all’articolo 3, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, l’abrogazione del comma 355 ha effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla
data di entrata in vigore del presente decreto.
2. All’articolo 2, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, le parole «, nonche’ delle societa’ sportive dilettantistiche lucrative» sono soppresse.
3. Alla tabella A, parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, il numero 123-quater) e’ soppresso.
4. All’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 24, le parole «in via preferenziale alle associazioni sportive dilettantistiche e alle societa’ sportive dilettantistiche senza scopo di lucro», sono sostituite dalle seguenti: «a tutte le societa’ e associazioni sportive»;
b) al comma 25, dopo la parola «societa’» sono soppresse le seguenti: «sportive dilettantistiche senza scopo di lucro»;
c) al comma 26, le parole «in via preferenziale a disposizione di societa’ sportive dilettantistiche senza scopo di lucro e associazioni sportive dilettantistiche» sono sostituite dalle seguenti: « a disposizione di societa’ e associazioni sportive dilettantistiche».
5. Nello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze e’ istituito, ai fini del trasferimentoal bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un fondo da destinare a interventi in favore delle societa’ sportive dilettantistiche, con una dotazione di 3,4 milioni di euro nell’anno 2018, di 11,5 milioni di euro nell’anno 2019, di 9,8 milioni di euro nell’anno 2020, di 10,2 milioni di euro nell’anno 2021, di 10,3 milioni di euro nell’anno 2022, di 5,6 milioni di euro per l’anno
2023 e di 5,2 milioni di euro a decorrere dall’anno 2024. Le suddette risorse sono assegnate all’Ufficio per lo sport presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Ai relativi oneri si provvede mediante le maggiori entrate e le minori spese derivanti dalle disposizioni di cui ai commi 1 e 3.

Meno lungaggini burocratiche per le associazioni sportive ma resta il vuoto in materia di diritto dei lavoratori

Quindi con il Decreto Dignità saltano le tanto discusse società sportive dilettantistiche lucrative ma salta anche il possibile inquadramento come Co.Co.Co. Sportivi (contratti di collaborazione coordinata e continuativa) delle prestazioni di lavoro in ambito sportivo che il Coni avrebbe dovuto individuare il 10 luglio 2018 se fossero rimaste tali le disposizioni della Legge di Bilancio 2018 promossa dal precedente governo.

Tuttavia, se da un lato la marcia indietro del nuovo governo sull’inquadramento dei contratti di collaborazione per gli sportivi sgrava le società sportive dagli adempimenti burocratici che ne sarebbero scaturiti (istituzione ed iscrizione nel Libro Unico del Lavoro LUL di tutti i collaboratori sportivi, comunicazione preventiva al Centro per l’Impiego del rapporto di collaborazione, rilascio del cedolino paga invece che della consueta ricevuta compensi) dall’altro lato resta il vuoto in materia di diritto dei lavoratori.

Ad oggi chi opera all’interno di società sportive con un contratto di prestazione sportiva dilettantistica non gode di nessuna garanzia, non risulta coperto in caso di infortunio o malattia e la formulazione di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa ad hoc per sportivi avrebbe potuto rappresentare una svolta sul fronte dei diritti.

Contratti di prestazione sportiva dilettantistica: critiche sul mancato inquadramento, un occasione mancata per i laureati in Scienze Motorie

Per molti addetti ai lavori la marcia indietro del governo proprio pochi giorni prima dell’approvazione del Decreto Dignità sui così detti Co.Co.Co. Sportivi è stata l’ennesima occasione andata persa per istituire maggiori tutele verso i colleghi che da tempo operano nelle palestre e nei centri sportivi (arbitri, istruttori, preparatori atletici ecc. ecc.) senza un vero e proprio contratto di lavoro. Colpa anche della mancanza di un albo alle redini del settore sportivo che faccia valere i diritti delle migliaia di laureati in Scienze Motorie per i quali non sono previste modalità di assunzione e contratti ad hoc per l’inserimento all’interno della comunità sportiva.

Come dicevamo, ad oggi, resta la critica al contratto di collaborazione sportiva dilettantistica per l’assenza di garanzie, tutela del lavoratore, previdenza pensionistica: la forma senza oneri e particolari obblighi ad esclusione dell’IRPEF superata la soglia esente (confermata a 10.000 euro), consente a tutte le società e le associazioni sportive di gestire con semplicità premi, compensi e rimborsi, lasciando scoperto ogni aspetto in materia di diritto dei lavoratori.

È utile ricordare che le alternative al contratto di collaborazione sportiva dilettantistica esistono da sempre ma l’applicazione delle stesse è a discrezione delle parti interessate e non esistono vincoli amministrativi che ne regolino l’utilizzo. Difatti sia le ASD e che le SSD possono liberamente utilizzare altre forme di contratto e di pagamento per le prestazioni dei propri collaboratori. A seconda delle mansioni, della durata del rapporto, delle garanzie ritenute necessarie, è possibile scegliere tra le diverse tipologie previste dalla Legge: lavoro subordinato, Co.Co.Co., voucher, collaborazione professionale con Partita IVA.

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